il Quaderno di Saramago

Né leggi, né giustizia

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 14 febbraio 2010

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2010/02/13/nem-leis-nem-justica/

In Portogallo, nel paese medievale di Monsaraz, c’è un affresco allegorico della fine del XV° secolo che rappresenta il Buon Giudice e il Cattivo Giudice, il primo con un’espressione greve e fiera sul viso e tenendo in mano la verga della giustizia, il secondo con due facce e la verga della giustizia spezzata. Non si sa per quale ragione, questi dipinti sono rimasti nascosti dietro una parete di mattoni per secoli e soltanto nel 1958 hanno rivisto la luce del sole e sono potuti essere apprezzati dagli amanti dell’arte e delle giustizia. Della giustizia, dico bene, perché la lezione civica che queste antiche figure ci trasmettono è chiara ed eloquente. Ci sono buoni giudici e siamo grati per la loro esistenza, e ce ne sono altri che, autoproclamandosi giusti, di buono hanno poco e alla fine non solo sono ingiusti ma, in altre parole, alla luce dei più semplici criteri etici, non sono brava gente. Non c’è mai stata un’età dell’oro per la giustizia.

Oggi, né oro, né argento, viviamo nel periodo di piombo. Lo dovrebbe dire il giudice Baltasar Garzón il quale, vittima di alcuni suoi colleghi troppo compiacenti con il redivivo fascismo agli ordini della Falange Spagnola e dei suoi protetti, vive sotto la minaccia di sospensione tra i dodici e i diciassette anni che liquiderebbe in modo definitivo la sua carriere di magistrato. Lo stesso Baltasar Garzón che, pur non essendo uno sportivo di alto livello, non essendo un ciclista né un giocatore di calcio o tennista, ha reso universalmente noto e rispettato il nome della Spagna. Lo stesso Baltasar Garzón che ha fatto nascere nella coscienza degli spagnoli l’esigenza di una Legge per la Memoria Storica e che, al suo riparo, ha preteso di indagare non solo sui crimini del franchismo ma anche su quelli delle altre parti in conflitto. Lo stesso coraggioso e onesto Baltasar Garzón che si è spinto a processare Augusto Pinochet, dando alla giustizia di paesi come Argentina e Chile un esempio di dignità da subito seguito. S’invoca adesso una Legge di Amnistia per quietare la persecuzione ai danni di Baltasar Garzón, ma, nella mia opinione di cittadino comune, la Legge di Amnistia è stata una manieta ipocrita per tentare di voltare pagina, equiparando le vittime ai loro aguzzini, in nome di un altrettanto ipocrita perdono generale. Ma la pagina, al contrario di quello che pensano i nemici di Baltasar Garzón, non si lascerà voltare. Dopo Baltasar Garzón, supponendo che si arrivi a un dopo, sarà la coscienza della parte più sana della società spagnola che esigerà la revoca della Legge di Aministia o la continuazione delle indagini che permetterano di rimettere la verità nel luogo da cui è stata tolta. Non con leggi  che sono inevitabilmente disprezzate e mal interpretate, non con una giustizia offesa ogni giorno. Il destino di Baltasar Garzón è nelle mani del popolo spagnolo che c’è, non dei cattivi giudici che un anonimo pittore portoghese ha ritratto nel XV° secolo.

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