il Quaderno di Saramago

L’ombra del padre (2)

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 7 settembre 2009

post del 7 agosto

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/08/07/a-sombra-do-pai-2/

Poche pagine prima, il coleottero Gregor Samsa stava ancora articolando penosamente le ultime parole che la sua bocca di insetto era stata capace di pronunciare: “Mamma, mamma”. Dopo, come in una prima morte, è entrato nella mutezza di un silenzio volontario, altresì obbligato dal suo irrimediabile stato animale, come chi si è dovuto rassegnare definitivamente a non avere padre, madre e sorella nel mondo degli scarafaggi. Quando infine la cameriera butterà nella spazzatura la carcassa rinsecchita in cui Gregor Samsa finirà per trasformarsi, la sua assenza, da lì in poi, servirà solo a confermare la dimenticanza a cui i suoi genitori l’avevano già votato. In una lettera del 28 Agosto del 1913, Kafka scriverà: “Vivo al centro della mia famiglia, tra le migliori e più amorevoli persone che si possano immaginare, come qualcuno più estraneo di un estraneo. Con mia madre, negli ultimi anni, non ho scambiato, in media, più di venti parole al giorno, con mio padre niente di più delle parole di saluto”. Bisognerà essere molto disattenti nella lettura per non percepire la dolorosa e amara ironia contenuta nelle sue stesse parole (“Tra le migliori e più amorevoli persone che si possano immaginare”) che sembrano negarla. Stessa disattenzione sarebbe, credo, non attribuire speciale importanza al fatto che Kafka abbia proposto al suo editore, il 4 aprile del 1913, che i racconti Il Fochista (primo capitolo del romanzo America), La Metamorfosi e La Sentenza fossero riuniti in un unico volume con il titolo I Figli (cosa che, solo molto recentemente, nel 1989, sarebbe accaduta). Ne Il fochista, “il figlio” è rinnegato dai genitori per aver offeso l’onore della famiglia mettendo incinta una cameriera, ne La Sentenza “il figlio” è condannato dal padre a morire affogato, ne La Metamorfosi “il figlio” ha smesso semplicemente di esistere, il suo posto è stato preso da un insetto… Più che la Lettera al Padre, scritta nel Novembre del 1919 ma mai consegnata al destinatario, sono questi racconti, per come la vedo io, e in particolare La Sentenza e La Metamorfosi, che, proprio per il fatto di essere trasposizioni letterarie in cui il gioco del mostrare e del nascondere funziona come uno specchio di ambiguità e contrari, ci offrono con più precisione la dimensione della ferita incurabile che il conflitto con il padre ha aperto nello spirito di Franz Kafka. La Lettera assume, per così dire, la forma e il tono di un libello accusatorio, si pone come una resa dei conti finale, è un bilancio tra le entrate e le uscite di due esistenze contrapposte, di due mutue ripugnanze, motivo per cui non si può rigettare l’ipotesi che si trovino al suo interno esagerazioni e deformazioni dei fatti reali, soprattuto quando Kafka, alla fine dello scritto, comincia all’improvviso a usare la voce del padre per accusare se stesso… Ne Il Processo, Kafka può disfarsi della figura paterna, oggettivamente considerata, ma non della sua legge. E così come ne La Sentenza il figlio si suicida perchè così aveva deciso la legge del padre, ne Il Processo è lo stesso accusato Josef K… che finirà per condurre i suoi aguzzini al luogo in cui sarà assassinato e che, negli ultimi istanti, con la morte già vicina, avrà ancora modo di pensare, come un ultimo rimorso, che non aveva saputo svolgere il suo ruolo fino alla fine, che non era riuscito a far risparmiare fatica alle autorità… ossia, al Padre.

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