il Quaderno di Saramago

Le traduzioni riprenderanno il 4 settembre. buone vacanze. ml

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 4 agosto 2009
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Pátio do Padeiro

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 4 agosto 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/08/04/patio-do-padeiro/

Credo siano stati dodici gli anni che ho vissuto a Penha de França, nella strada Rua do Padre Sena Freitas, dopo Rua Carlos Ribeiro. Per molti anni, però, fino alla morte di mia madre, il quartiere è stato per me un costante prolungamento di tutti gli altri luoghi in cui ho vissuto dopo. Di quel posto ho ricordi rimasti vivi fino a oggi. Allora il Vale Escuro [n.d.t. Valle Oscura] faceva ancora onore al suo nome, era un luogo di avventura e scoperta per i ragazzi, un rimasuglio di natura che le prime costruzioni già cominciavano a minacciare, ma in cui era possibile assaggiare il gusto acido delle acetose e i tuberi dolciastri delle radici di una pianta il cui nome non sono mai riuscito a conoscere. Ed era anche il campo di battaglia di omeriche sfide… E c’era il Pátio do Padeiro [n.d.t. Cortile del Panettiere] (che non faceva parte di Penha de França, ma di Alto de S. João…), dove la gente “normale” non si azzardava ad andare e che, a quanto si diceva, anche la stessa polizia evitava, chiudendo un occhio sui presunti o reali comportamenti illeciti dei suoi abitanti. La cosa più probabile è che tanto sospetto e timore fossero dovuti anche dalla chiusura in se stesso di quel piccolo mondo che viveva segregato rispetto al resto del quartiere e le cui parole, gesti e attitudini stridevano con il pacato tran tran dell’impressionabile gente che l’attraversava. Un giorno, quasi in una notte, il Pátio do Padeiro scomparve, forse raso al suolo da un trattore comunale, più probabilmente dalle scavatrici delle imprese costruttrici, e al suo posto sono stati alzati palazzi senza immaginazione, copiati gli uni dagli altri e che in pochi anni sono invecchiati. Il Pátio do Padeiro aveva, quantomeno, la sua originalità, la sua caratteristica fisionomia, nonostante fosse sporca e puzzolente. Se potessi, se avessi il coraggio di condividere la vita di quelle persone per capire e informarmi, mi piacerebbe ricostrire la vita del Pátio do Padeiro. Sarebbe uno sforzo inutile. La gente che ci viveva si è sparsa in giro, per i loro discendenti la vita è migliorata, o hanno dimenticato o non vogliono ricordare la vita dura che hanno dovuto affrontare prima. Nella memora storica di Penha de França (o di Alto de S. João) non si è conservato uno spazio per il Pátio do Padeiro. Ci sono persone che sono nate e hanno vissuto senza fortuna. Di loro non è rimasta nemmeno la pietra dell’uscio d’ingresso. Sono morti e sono passati.

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Gabo

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 3 agosto 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/08/03/gabo/

Gli scrittori si dividono (immaginando che accettino di essere così divisi) in due gruppi: il più ristretto, formato da quelli che sono stati capaci di tracciare nuovi cammini nella letteratutra, il più numeroso, quello formato da chi arriva da dietro e si serve di questi cammini per il proprio viaggio, È così da sempre e la (legittima?) vanità degli autori non può nulla contro la chiara evidenza. Gabriel García Márquez ha usato il suo ingegno per aprire e consolidare la strada che è stata poi chiamata “realismo magico” su cui subito sono passati migliaia di seguaci e, come sempre succede, di detrattori di turno. Il suo primo libro che mi è capitato tra le mani è stato Cent’anni di solitudine e lo shock che mi ha provocato è stato tale che ho dovuto interrompere la lettura dopo cinquanta pagine. Avevo bisogno di mettere un po’ d’ordine nella testa, un pizzico di disciplina nel cuore, e, soprattutto, imparare a maneggiare la bussola con cui speravo di orientarmi per i viottoli del nuovo mondo che mi si presentava agli occhi. Sono state pochissime le volte in cui, nella mia vita di lettore, si è verificata un’esperienza di questo tipo. Se la parola traumatico potesse avere un significato positivo, l’applicherei di buon grado al nostro caso. Ma, ormai l’ho scritta, la  lascio lì dov’è. Spero di capisca.

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