il Quaderno di Saramago

Álvaro Cunhal

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 31 luglio 2009

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/07/31/alvaro-cunhal/

Non è stato il santo che alcuni veneravano né il demonio che altri aborrivano, è stato, anche se non semplicemente, un uomo. Si chiamava Álvaro Cunhal e il suo nome è stato, per anni, per molti portoghesi, sinonimo di una certa speranza. Ha incarnato convinzioni per cui ha osservato una incrollabile fedeltà, è stato testimone e protagonista dei tempi in cui questi prosperavano, ha assistito al declino dei concetti, alla dissoluzione dei giudizi, alla perversione delle realtà. Le memorie personali che si è rifiutato di scrivere forse ci avrebbero aiutato a capire meglio le fondamenta del rachitico albero alla cui ombra si raccolgono oggi i portoghesi ingerendo verbosi fardelli con cui credono di alimentare lo spirito. Non leggeremo le memore di Álvaro Cunhal e con questa mancanza dovremo fare i conti. E non leggeremo neanche quello che, guardando dal tempo in cui siamo il tempo che è passato, sarebbe stato probabilmente il più istruttivo tra tutti i documenti che avrebbero potuto produrre la sua fine intelligenza e le sue mani sottili da artista: una riflessione sulla grandezza e decadenza degli imperi, includendovi quelli che costruiamo dentro noi stessi, queste armature di ideali che ci tengono in piedi e ci chiedono di rendergli conto ogni giorno, anche quando non vogliamo utilizzarle. Come se avesse chiuso una porta e ne avesse aperta un’altra, l’ideologo si è trasformato in autore di romanzi, il dirigente politico ha cominciato a tacere sui destini possibili e probabili del partito che era stato, per molti anni, continuo e quasi unico punto di riferimento. Sia sul piano nazionale, sia su quello internazionale, sono certo che siano state di amarezza le ultime ore di vita di Álvaro Cunhal. Non era solo, e lo sapeva. Alcune volte il militante che sono non era d’accordo con il segretario generale che era, e gliel’ho detto. Adesso, però, tutto sembra ormai sfumare, anche gli argomenti con cui, senza alcun risultato, cercavamo di convincerci a vicenda. Il mondo ha continuato per la sua strada e ci ha lasciati indietro. Invecchiare è non essere necessario. Necessitavamo ancora di Cunhal quanto se n’è andato. Ora è troppo tardi. Quello che non siamo riusciti a fare è stato illudere questa specie di sentimento di abbandono che ci prende quando lo pensiamo. Quando lo penso. E capisco, giuro che capisco, quello che un giorno Graham Green ha detto a Eduardo Loureço: “Il mio sogno, per quanto riguarda il Portogallo, sarebbe conoscere Álvaro Cunhal”. Il grande scrittore inglese ha dato voce a quello che sentivamo in tanti. Si capisce che ne sentiamo la mancanza.

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