il Quaderno di Saramago

Diritto di peccare

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 28 luglio 2009

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/07/28/direito-a-pecar/

Nella lista delle umane creazioni (ce ne sono altre che non hanno nulla a che vedere con l’umanità, come il disegno nutritivo della tela del ragno o la bolla d’aria sommersa che serve da nido al pesce), in questa lista, dicevo, ho notato che non è stato incluso quello che è stato, in tempi passati, il più efficace strumento di controllo dei corpi e delle anime. Mi riferisco al sistema giudiziario risultante dall’invenzione del peccato, alla sua divisione in peccati veniali e capitali, e conseguente ruolo delle punizioni, proibizioni e penitenze. Oggi screditato, caduto in disuso come quei monumenti dell’antichità che il tempo ha rovinato, ma che conservano, fino all’ultima pietra, la memoria e la suggestione del loro antico potere, il sistema giudiziario basato sul peccato ancora continua a penetrare e a insinuarsi, con profonde radici, nelle nostre coscienze.

L’ho capito meglio di fronte alle polemiche suscitate dal libro a cui ho dato il titolo de Il vangelo secondo Gesù Cristo, aggravate quasi sempre da insulti e altri deliri diffamanti contro il temerario autore. Essendo il Vangelo appena un romanzo che si limita a “re-inscenare”, anche se in modo inusuale, la figura e la vita di Gesù, sorprende che molti di quelli che gli si sono scagliati contro l’abbiano visto come un pericolo per la stabilità e per la forza degli stessi fondamenti cristiani, in particolare nella variante cattolica. Sarebbe il caso di interrogarci sulla reale solidità di questo monumento ereditato dall’antichità. Se non fosse evidente che tali reazioni erano dovute, essenzialmente, a una sorta di tropismo riflesso del sistema giudiziario del peccato che, in un modo o nell’altro, ci portiamo dentro. La principale tra queste reazioni, anche se la più pacifica, consisteva nel protestare sul fatto che l’autore del Vangelo, non essendo credente, non aveva il diritto di scrivere su Gesù. Ora, indipendentemente dal diritto basilare che assiste qualsiasi autore di poter scrivere su qualsiasi argomento, in questo caso, il diritto accresce visto che l’autore del Vangelo secondo Gesù Cristo si è limitato, a ben vedere, a scrivere su qualcosa che lo tocca direttamente e gli interessa, visto che, essendo lui effetto e prodotto della civilizzazione e delle culture giudaico-cristiane è, in tutto e per tutto, sul piano mentale, un “cristiano”, nonostante definisca se stesso filosoficamente e si comporti nella vita di tutti i giorni come quello che anche è – un ateo. In questo modo, sarà legittimo dire che, così come al più convinto, osservante e militante cattolico, mi assisteva, miscredente come sono, il diritto di scrivere su Gesù. Tra noi vedo solo una differenza, ma a questa, importante, quella di scrivere, ho aggiunto, a mio rischio e pericolo, un’altra cosa proibita al cattolico: il diritto di peccare. O, in altri termini, l’umanissimo dirittto all’eresia.

Diranno alcuni che è acqua passata. Intanto, visto che, nello specifico, il mio prossimo romanzo (questa volta non lo chiamerò racconto) non susciterà meno  polemiche, anzi al contrario, ho pensato che forse valesse la pena fasciarsi prima della ferita. Non per proteggermi (questione che non mi ha mai preoccupato), ma perché, come è solito dirsi dalle nostre parti, chi avvisa non è traditore.

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