il Quaderno di Saramago

Luna

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 21 luglio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/07/21/lua/

Quarant’anni fa non avevo ancora la televisione in casa. Ne ho comprata una, piccolissima, solo cinque anni dopo, nel 1974, per seguire le notizie di quell’altra discesa sulla Luna che è stata per noi la Rivoluzione di Aprile.  Sono ricorso quindi ad amici più al passo con le ultime tecnologie, e così, bevendo forse una birra e masticando frutta secca, ho assistito all’allunaggio e allo sbarco. In quel periodo io stavo scrivendo delle cronache sull’appena rinato giornale pomeridiano “A Capital”, qualche tempo dopo riunite in un libro intitolato “Di questo mondo e dell’altro”. Due di questi testi li ho dedicati a commentare la prodezza dei nordamericani in un tono né ditirambico né scettico come sarebbe stato di moda essere da lì a poco. Li ho riletti adesso per arrivare alla sconsolata conclusione che, alla fine, non è stato dato nessun grande passo per l’umanità e che il nostro futuro non è nelle stelle, ma sempre e soltanto sulla terra su cui posiamo i piedi. Come dicevo già nella prima di queste cronache: “Non si perda la terra, perché sarà l’unica maniera di non perdere la luna”. Nella seconda cronaca, quella che ho chiamato “Un salto nel tempo”, immaginando la terra futura come la luna attuale, ho cominciato a scrivere che “Tutto quello mi è sembrato come un semplice episodio di un film di fantascienza tecnicamente perfetto. Gli stessi movimenti degli astronauti avevano evidente somiglianza con i gesti delle marionatte,  come se le braccia e le gambe fossero mosse da invisibili fili, fili lunghissimi legati alle dita dei tecnici di Houston e che, attraverso lo spazio, manovravano lassù i gesti necessari. Era tutto cronometrato, finanche il pericolo rientrava nello schema. Nella più grande avventura della storia non c’è stato spazio per l’avventura”.

Ed è stato in quel momento che sono stato preso in pieno dall’immaginazione. Ha deciso, lei, che il viaggio sulla luna non era stato un salto di spazio, ma un salto di tempo. Secondo lei, gli astronauti, lanciati in volo, avevano camminato lungo una linea temporale e tornati ancora una volta sulla terra, non questa che conosciamo, bianca, verde, marrone e a azzurra, ma su una terra futura, una terra che occuperà ancora la stessa orbita, girando attorno a un sole spento, anche lei morta, deserta, senza uomini, senza uccelli, senza fiori, senza una risata, senza una parola d’amore. Un pianeta inutile, con una storia antica ma nessuno per raccontarla. La terra morirà, diverrà quello che è oggi la luna, dicevo per concludere. A meno che non continui a essere per tutta l’eternità il simbolo di miserie, fame e torture che è stato fino ad adesso. Così che non si cominci a dire, già oggi, che l’uomo non è valso la pena.

Il lettore concorderà che, nel bene o nel male, sembra che in quarant’anni io non abbia cambiato molte idee. Sinceramente, non so se dovrei per questo essere felice o preoccupato.

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