il Quaderno di Saramago

Aquilino

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 14 luglio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/07/14/aquilino/

L’opera letteraria di Aquilino Ribeiro è stata il primo e forse l’unico sguardo senza illusioni lanciato sul mondo rurale portoghese, nella sua variante costiera. Senza illusioni, ma con passione, se per passione volessimo intendere, come nel caso di Aquilino, non l’esibizione senza riguardo di un intenerimento, non la dolce lacrima facilmente asciugabile, non le semplici compiacenze del sentire, ma una certa dura emozione che ha preferito nascondersi dietro la voce e il gesto brusco. Aquilino non ha avuto successori, nonostante non pochi si siano dichiarati o proposti come suoi discepoli. Credo che questa pretesa relazione discepolare altro non sia che un equivoco in buona fede, Aquilino è una pietra enorme, solitaria ed enorme, uscita dalla terra nel bel mezzo del corridoio principale della nostra florida e spesso deliquescente letteratura della prima metà del secolo. In questo non è stato l’unico fuori dal coro, ma, artisticamente parlando, e anche alla luce delle virtù e dei difetti della sua stessa persona, è stato in questo il più coerente e perseverante. Non sono riusciti, in generale, a comprenderlo i neo-realisti,  storditi dall’esuberanza verbale in qualche modo arcaizzante del Maestro, disorientati dal comportamento “istintivo” di molti dei suoi personaggi, così esperti nel bene come nel male, e ancora più competenti quando si trattava di scambiare i significati di bene e male, in una specie di gioco al contempo gioviale e spaventoso, ma, soprattutto, sfacciatamente umano. Forse l’opera di Aquilino è stata, nella storia della lingua portoghese, un punto estremo, un apice, forse sospeso, forse interrotto nella sua spinta profonda, ma in attesa di nuove letture che lo rimettano in movimento.  Sorgeranno queste nuove letture? Più precisamente, sorgeranno i lettori per questo nuovo leggere? Sopravvivrà Aquilino, sopravvivremo noi che scriviamo della perdita della memoria, non solo collettiva, ma individuale, dei portoghesi, di ogni portoghese, di questo pericoloso e in fondo idiota minestrone di modernità che ci sta confondendo il sistema circolatorio delle idee e sta intossicando con nuovi inganni i cervelli Lusitani? Il tempo, che tutto sa, ce lo dirà. Non ci rendiamo conto che, ignorando la nostra stessa memoria, dimenticando, per rinuncia o per pigrizia mentale, a quello che siamo stati, il vuoto generato in questa maniera sarà (ma già lo è) occupato da ricordi altrui che cominceremo a sentire come nostri e che finiremo per rendere gli unici, trasformandoci in complici, oltre che vittime, di una colonizzazione storica e culturale senza ritorno. Si dirà che il mondo reale e letterario di Aquilino è morto. Forse è così, ma questi mondi erano nostri, e questa sarebbe dovuta essere la miglior ragione perché continuassero ad esserlo. Almeno nella lettura.

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