il Quaderno di Saramago

Agustina

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 1 luglio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/07/01/agustina/

Una quarantina di anni fa, per alcuni mesi, ho lavorato come critico letterario per il “Seara Nova”, attività per la quale ovviamente non ero propenso, ma che la benevola generosità di due amici ritenne poter essere alla mia portata. Si trattava di Augusto Costa Dias, che ebbe l’idea, e Rogério Fernandes, allora direttore della (a tutti i livelli) “saudosa” (n.d.t. aggettivo derivante dalla parola portoghese Saudade) rivista. In generale, credo di non aver commesso grosse ingiustizie, a parte la poca attenzione con cui ho scritto de “Il Delfino” di José Cardoso Pires. Molte volte, in seguito, mi sono chiesto dove avessi messo la testa quel giorno. Si dice che uno scivolone può capitare a tutti, ma quello non è stato uno scivolone, è stata (mi si perdoni la volgarità della parola) una botta. Quando, anni dopo, col prezioso supporto di Jorge Amado, ho lottato a viso aperto a Roma affinché il premio dell’Unione Latina fosse attribuito a Cardoso Pires, è molto probabile che fossi mosso, negli argomenti discussi in giuria, da questo triste ricordo del passato. E la finalista con Cardoso Pires era niente meno che Marguerite Duras…

Bisogna ammettere che le credenziali con cui ero arrivato alla presentazione al “Seara Nova” non erano granché: avevo pubblicato “Terra del Peccato” nel 1947 e “Le Poesie Possibili” nel 1966. Niente di più. Non c’era un solo scrittore in Portogallo che non avesse prodotto molto di più e molto meglio di José Saramago. Capisco che alcuni abbiano visto come un’insolenza imperdonabile il fatto che io (un signor nessuno) abbia accettato l’invito dei miei imprudenti amici. E questo è, probabilmente, quello che deve aver pensato Agustina Bessa-Luís quando, sfogliando il “Seara Nova” (Agustina Bessa-Luís leggeva il “Seara Nova”?), s’imbatté nella critica di un suo libro firmata da me. Non la biasimerei se l’avesse pensato, tanto più che il suo ego avrà trovato una immediata compensazione nelle righe subito a seguire. Cito a memoria: “Se in Portogallo c’è uno scrittore dotato dalla natura di genio, questa è Agustina Bessa-Luís”. L’ho detto e lo ripeto adesso. È anche vero che più in là scrivevo: “Speriamo non si addormenti al suono della sua stessa musica”. C’era una punta di malizia in questa osservazione? È possibile, ma abbastanza perdonabile, trattandosi di critico neofita alla ricerca del suo posto sulla piazza letteraria…

Si è addormentata? Non si è addormentata? Direi di no. Il fatto che alcuni suoi lettori abbiano desiderato che Agustina, con la sua inesauribile libertà di spirito (e ne aveva davvero) avesse percorso altre strade e altre avventure letterarie, è comprensibile, ma quello che sembra aver sempre interessato Agustina, la commedia umana di Entre-Douro-e-Minho (n.d.t. regione a Nord del Portogallo), l’ha realizzato magistralmente. Non significa sminuirla dire che la vastissima e imponente opera di  Agustina Bessa-Luís possiede, tra tutte le lettura possibili, una lettura sociologica. Ognuno nel suo campo, ognuno nel suo tempo, ognuno secondo le proprie caratteristiche personali e artistiche, Balzac e Agustina Bessa-Luís hanno fatto lo stesso: osservare e raccontare. Il secolo XIX francese si capirà meglio leggendo Balzac. La luce che l’opera di Agustina irradia ci aiuterà a vedere con più nitidezza quella che è stata la mentalità di una certa classe sociale del secolo XX. E anche, adesso, quella della fine del nostro secolo XIX. In fondo, in fondo, mi sa che non si trattava di un lavoro per qualcuno che si fosse addormentato…

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