il Quaderno di Saramago

Spagna nera

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 29 giugno 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/06/29/espanha-negra/

La Spagna nera è il titolo di un libro del pittore José Gutiérrez Solana (1886-1945) di lettura a volte difficile e sempre scomoda, non per ragioni di stile o per inedite costruzioni sintattiche, ma per la brutalità del ritratto della Spagna che nel libro è tracciato e che altro non è se non la trasposizione della sua pittura su una pagina scritta, una pittura che è stata definita lugubre e “del brutto”, nella quale riflette l’atmosfera di degrado della Spagna rurale dell’epoca, mostrata in quadri che non arretrano di fronte alla rappresentazione dell’atroce, dell’osceno e del crudele presente nei comportamenti umani. Influenzato dal barocco più tenebro, in particolare da Valdés Leal, è evidente anche la suggestione che su di lui hanno i quadri del periodo nero di Goya. La Spagna di Gutiérrez Solana è sordida e grottesca al più alto livello immaginabile, perché questo è stato quello che ha visto nelle così dette feste popolari e negli usi e costumi del suo paese.

Oggi la Spagna non è così, è diventata una terra sviluppata e colta, capace di dare lezioni al mondo intero su molti aspetti della vita sociale, obietterà il lettore di queste righe. Non nego che possa aver ragione in Castiglia, nelle sale del Prado, nel quartiere di Salamanca o sulle ramblas di Barcellona, ma non mancano in giro luoghi in cui Gutiérrez Solana, se fosse vivo, potrebbe collocare il suo cavalletto e dipingere con le stesse tinte gli stessissimi quadri. Mi riferisco a questi paesi e città in cui, per sottoscrizione pubblica o con l’appoggio dei comuni, si tolgono tori ai mandriani per il gusto e il piacere della popolazione in occasione delle feste popolari. Il gusto e il piacere non consistono nell’ammazzare l’animale per distribuire bistecche ai più bisognosi. Nonostante la disoccupazione, il popolo spagnolo non ha bisogno di questi favori per alimentarsi bene. Il gusto e il piacere hanno altro nome. Coperto di sangue, attraversato da lato a lato da lance, forse anche bruciato dalle banderillas infuocate che si usavano nel diciottesimo secolo in Portogallo, trascinato in mare per morirci affogato, il toro sarà torturato fino alla morte. I bambini al collo delle madri battono le mani, i mariti, eccitati, palpano le eccitate spose e, se capita, anche qualcuna che non lo sia, il popolo è felice mentre il toro cerca di sfuggire ai suoi aguzzini lasciando dietro di sè rigagnoli di sangue. È atroce, è crudele, è osceno. Ma cosa importa questo se Cristiano Ronaldo giocherà nel Real Madrid? Cosa importa questo in un momento in cui il mondo intero piange la morte di Michael Jackson? Cosa importa se una città faccia della tortura premeditata su di un animale indifeso una festa collettiva che si ripeterà, implacabile, l’anno successivo? È questa forse cultura? È civilizzazione? O, piuttosto, si tratta di barbarie?

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