il Quaderno di Saramago

Due anni

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 30 giugno 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/06/30/dois-anos/

La Fondazione ha compiuto ieri due anni. Come si suol dire, sembra che il tempo non sia passato. Se ci mettessimo a tracciare un bilancio di quello che abbiamo fatto e di quello che sognavamo di fare, non mancherebbero i motivi per affermare che non abbiamo avuto un attimo di riposo. In primo luogo, la preoccupazione di decidere quello che più conveniva alla neonata affinché il passo successivo fosse sicuro e fattibile. In seguito il lavoro di convinzione degli scettici sul fatto che non eravamo lì per guardare l’ombelico del padrone, ma per lavorare a beneficio della cultura portoghese e della società in generale. Non abbiamo la pretesa di avergli fatto cambiare idea, né allora, né adesso, ma questo lavoro di chiarimento pubblico ci ha permesso di portare le nostre idee e le nostre proposte a persone di buona fede, che per fortuna non mancano in questo paese, per quanto male se ne dica. La Fondazione può già mostrare un elenco di attività, non solo degne ma promettenti. I lavori alla Casa dos Bicos, che abbiamo visitato tre giorni fa, avanzano spediti, ed è molto probabile che in sei mesi o poco più avremo le chiavi in mano e potremo entrare liberamente nella casa che è già nostra, ma che lo sarà molto di più quando saremo in piena attività. Vogliamo che il Campo das Cebolas faccia parte degli itinerari abituali delle persone per cui la cultura non è soltanto una decorazione superficiale dello spirito. Abbiamo ricordato recentemente l’opera e la vita di José Rodrigues Miguéis. Il prossimo, forse a gennaio del prossimo anno, sarà Vitorino Nemésio. E a seguire Raul Brandão. Le leggi, tante volte ingiuste, di domanda e offerta in ambito letterario, troppe volte fanno in modo che non si parli più di grandi scrittori del recente passato. Faremo di tutto per cambiare questa malefica tendenza. Ci aspetta molto lavoro. Due anni non sono niente, ma la bambina è in buona salute e se ne fa carico.

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Spagna nera

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 29 giugno 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/06/29/espanha-negra/

La Spagna nera è il titolo di un libro del pittore José Gutiérrez Solana (1886-1945) di lettura a volte difficile e sempre scomoda, non per ragioni di stile o per inedite costruzioni sintattiche, ma per la brutalità del ritratto della Spagna che nel libro è tracciato e che altro non è se non la trasposizione della sua pittura su una pagina scritta, una pittura che è stata definita lugubre e “del brutto”, nella quale riflette l’atmosfera di degrado della Spagna rurale dell’epoca, mostrata in quadri che non arretrano di fronte alla rappresentazione dell’atroce, dell’osceno e del crudele presente nei comportamenti umani. Influenzato dal barocco più tenebro, in particolare da Valdés Leal, è evidente anche la suggestione che su di lui hanno i quadri del periodo nero di Goya. La Spagna di Gutiérrez Solana è sordida e grottesca al più alto livello immaginabile, perché questo è stato quello che ha visto nelle così dette feste popolari e negli usi e costumi del suo paese.

Oggi la Spagna non è così, è diventata una terra sviluppata e colta, capace di dare lezioni al mondo intero su molti aspetti della vita sociale, obietterà il lettore di queste righe. Non nego che possa aver ragione in Castiglia, nelle sale del Prado, nel quartiere di Salamanca o sulle ramblas di Barcellona, ma non mancano in giro luoghi in cui Gutiérrez Solana, se fosse vivo, potrebbe collocare il suo cavalletto e dipingere con le stesse tinte gli stessissimi quadri. Mi riferisco a questi paesi e città in cui, per sottoscrizione pubblica o con l’appoggio dei comuni, si tolgono tori ai mandriani per il gusto e il piacere della popolazione in occasione delle feste popolari. Il gusto e il piacere non consistono nell’ammazzare l’animale per distribuire bistecche ai più bisognosi. Nonostante la disoccupazione, il popolo spagnolo non ha bisogno di questi favori per alimentarsi bene. Il gusto e il piacere hanno altro nome. Coperto di sangue, attraversato da lato a lato da lance, forse anche bruciato dalle banderillas infuocate che si usavano nel diciottesimo secolo in Portogallo, trascinato in mare per morirci affogato, il toro sarà torturato fino alla morte. I bambini al collo delle madri battono le mani, i mariti, eccitati, palpano le eccitate spose e, se capita, anche qualcuna che non lo sia, il popolo è felice mentre il toro cerca di sfuggire ai suoi aguzzini lasciando dietro di sè rigagnoli di sangue. È atroce, è crudele, è osceno. Ma cosa importa questo se Cristiano Ronaldo giocherà nel Real Madrid? Cosa importa questo in un momento in cui il mondo intero piange la morte di Michael Jackson? Cosa importa se una città faccia della tortura premeditata su di un animale indifeso una festa collettiva che si ripeterà, implacabile, l’anno successivo? È questa forse cultura? È civilizzazione? O, piuttosto, si tratta di barbarie?

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Formazione (2)

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 26 giugno 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/06/26/formacao-2/

Dove voglio arrivare con questo discorso? All’università. E anche alla democrazia. All’università perché dovrebbe essere tanto un’istituzione dispensatrice di conoscenze quanto il luogo per antonomasia di formazione del cittadino, della persona educata ai valori della solidarietà umana e al rispetto per la pace, educata alla libertà e alla critica, per un confronto responsabile delle idee. Si potrebbe argomentare che una parte importante di questo compito spetti alla famiglia in quanto cellula base della società, tuttavia, come sappiamo, l’istituzione famigliare sta attraversando una fase di crisi identitaria che l’ha resa impotente rispetto alle trasformazioni di ogni tipo che caratterizzano il nostro tempo.  La famiglia, salvo eccezioni, tende ad addormentare la coscienza, allo stesso modo in cui l’università, essendo luogo di pluralità e incontro, riunisce tutte le condizioni affinché si susciti un apprendimento pratico ed effettivo dei più ampi valori democratici, iniziando da quello che ritengo fondamentale: la messa in discussione della stessa democrazia. Bisogna trovare il modo di reinventarla, di strapparla all’immobilità della routine e della sfiducia, sostenute, l’una e l’altra, dai poteri economici e politici a cui conviene mantenere la facciata decorata dell’edificio democratico, ma che ci hanno impedito di verificare se dietro questa facciata vi sia rimasto qualcosa. Secondo me, tutto il resto è, quasi sempre, stato usato più per armare di efficacia le menzogne che per difendere le verità. Quello che chiamiamo democrazia sta cominciando a somigliare al solenne panno che copre l’urna in cui c’è già un cadavere che imputridisce. Reinventiamo, allora, la democrazia prima che sia troppo tardi. E che l’università ci aiuti. Lo vorrà? Lo potrà?

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Formazione (1)

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 25 giugno 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/06/25/formacao-1/

Riconosco che l’incombenza principale assegnata all’insegnamento in generale, e a quello universitario in particolare, è la formazione. L’università prepara lo studente alla vita, gli trasmette le conoscenze adeguate per esercitare in modo appropriato la professione scelta nell’ambito delle necessità manifestate dalla società, scelta quest’ultima che, se alcune volte viene compiuta seguendo gli imperativi della vocazione, è molto più spesso il risultato dei progressi scientifici e tecnologici, e anche delle richieste interessate delle imprese. Ad ogni modo, l’università avrà sempre motivo di pensare che ha svolto il suo compito consegnando alla società giovani preparati a ricevere e integrare, nel coacervo di conoscenze, le lezioni che gli mancano, quelle dell’esperienza, madre di tutte le cose umane. Ora, se l’università com’era suo dovere ha formato e se la detta formazione continua farà il resto, la domanda è inevitabile: “qual è il problema?” Il problema sta nel fatto che mi sono limitato a parlare della formazione necessaria per svolgere un mestiere, trascurando l’altra formazione, quella dell’individuo, della persona, del cittadino, questa trinità terrestre, tre in un solo corpo. È arrivato il momento di trattare questo delicato argomento. Qualsiasi gesto formativo presuppone, ovviamente, un oggetto e un obiettivo. L’oggetto è la persona che si vuole formare, l’obiettivo è nella natura e nella finalità della formazione. Una formazione letteraria, per esempio, non fornirà altri dubbi oltre a quelli risultanti dai metodi di insegnamento e dalla maggiore o minore capacità ricettiva dello studente. La questione, tuttavia, cambia totalmente se si parla di formare persone, se si vuole includere in quello che ho chiamato “obiettivo”, non solo le materie disciplinari che costituiscono il corso, ma un complesso di valori etici e relazionali teorici e pratici indispensabili all’attività professionale. Tra l’altro, formare persone non è, di per se, una garanzia di tranquillità. Un’educazione che sostenesse idee di superiorità razziale o biologica starebbe pervertendo la propria definizione di valore, mettendo il negativo al posto del positivo, sostituendo le idee di solidarietà e rispetto umano con intolleranza e xenofobia. Non mancano esempi nella storia antica e recente dell’umanità. Continueremo.

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Sabato

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 24 giugno 2009

di José Saramago
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Quasi cento anni, novantotto precisamente, sono quelli che oggi compie Ernesto Sabato, il cui nome ho sentito per la prima volta al vecchio Café Chiado, a Lisbona, nei lontani anni 50. Lo pronunciò un amico che stava orientando i suoi gusti letterari verso le allora poco conosciute letterature sudamericane, mentre noi,  gli altri membri della cerchia che si riuniva lì a tardo pomeriggio, preferivamo, quasi tutti,  la dolce e allora ancora immortale Francia, a parte qualche eccentrico che si vantava di conoscere a mena dito quello che si scriveva negli Stati Uniti. A questo amico, poi perso nel tempo, devo la prima curiosità che mi ha portato poi a nomi come Julio Cortázar, Borges, Bioy Casares, Astúrias, Rómulo Gallegos, Carlos Fuentes, e tanti altri che si accavallano nella memoria quando li richiamo. E c’era Sabato. Per uno strano fenomeno acustico associai le tre rapide sillabe a un’improvvisa pugnalata. Visto che il significato di questa parola in italiano è ben conosciuto, l’associazione sembrerebbe quanto di più incongruente esista, ma le verità esistono per essere dette, e questa è una di loro. Il tunnel (N.d.T. trad. it 1967) è stato pubblicato nel 1948, ma io non l’avevo ancora letto. In quel periodo, con i miei innocenti 26 anni, dovevo mangiarne ancora di pane duro prima di scoprire il cammino marittimo che mi avrebbe portato a Buenos Aires… É stato quel mio indimenticabile amico del tavolo da caffé che mi ha proposto la lettura del romanzo. Subito dalle prime pagine mi resi conto di quanto esatta fosse stata l’azzardata associazione di idee che mi aveva portato da un cognome a un pugnale. Le letture successive affrontate di Sabato, sia i romanzi, sia i saggi, non hanno fatto altro che confermare la mia impressione iniziale, quella di trovarmi di fronte a un autore tragico e  notevolmente lucido che, oltre a essere capace di scavare corridoi labirintici nello spirito dei lettori, non gli consentiva, neanche per un istante, di sviare gli occhi dai più oscuri meandri dell’essere. É una lettura difficile per questo? forse, ma soprattutto affascinante. L’amalgama di surrealismo, esistenzialismo e psicoanalisi che costituisce il supporto “dottrinario” della narrativa dell’autore di Sopra eroi e tombe (N.d.T. orig. 1961, trad. it 1964), non ci dovrebbe far dimenticare che questo auto-proclamatosi “nemico” della regione che si chiama Ernesto Sabato rappresenta la fallibile e umile ragione umana a cui finirà per rivolgersi quando i suoi stessi occhi dovranno affrontare questa nuova apocalisse che è stata la sanguinosa repressione subita dal popolo argentino. Romanzi che si riferiscono a epoche storiche ben definite e a luoghi oggettivamente individuabili, Il tunnel, Sopra eroi e tombe, Abbadón el exterminador non solo ci lasciano ascoltare il grido della coscienza afflitta e la visione profetica di una sibilla terrorizzata dal futuro, ma ci avvisano anche che, così come Goya (più conosciuto come pittore che come filosofo…) aveva già lasciato evidenza nella sua famosa incisione I Capricci: è sempre stata dal sonno della ragione che è nata, cresciuta e ha prosperato la disumana genealogia dei mostri.

Caro Ernesto, le nostre vite decorrono tra il timore e il tremore, e la tua non poteva fare eccezione. Ma è difficile forse trovare oggi una situazione drammatica come la tua, quella di chi, essendo così tanto umano, non riesce ad assolvere la sua stessa specie, uno che non perdonerà mai a se stesso la sua condizione di uomo. Non tutti ti ringrazieranno per l’irruenza. Io ti chiedo di non ammorbidirla. Cento anni, quasi. Sono certo che il secolo appena finito verrà chiamato anche il secolo di Sabato, come quello di Kafka o di Proust.

ernesto_sabato

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