il Quaderno di Saramago

Charlot

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 18 maggio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/05/18/charlot/

Qualche sera fa ho visto in televisione alcuni vecchi film di Chaplin, per la precisione due o tre episodi delle trincee della prima guerra mondiale e un film più lungo, Il Pellegrino, che riprende in modo meno felice che in altri casi, il tema ricorrente di un Chaplin senza colpe perseguitato dalla polizia. Non ho sorriso neanche una volta. Sorpeso di me stesso, come se stessi tradendo un giuramento solenne, ho cominciato a tornare indietro con la memoria, per quanto sia possibile dopo ottant’anni, cercando di ricordare le risate a crepapelle che Chaplin aveva provocato in me nei due cinema popolari di Lisbona che frequentavo quando avevo sei o sette anni. Non ho ricordato granché. All’epoca i miei idoli erano due comici svedesi, Pat e Patachon, e loro sì, erano per me due autentici campioni della risata. Continuando a riflettere “con i miei bottoni”, sempre buoni consiglieri perché per principio non cambiano mai casa né opinione, sono arrivato inaspettatamente alla conclusione che Chaplin, in fondo, non è comico ma tragico. Si osservi come tutto sia triste, come, nei suoi film, tutto sia malinconico. La stessa maschera di Chaplin, tutta bianca e nera, pelle di gesso, sopracciglia, baffi, occhi come gocce di catrame, è una maschera che non stonerebbe affatto accanto alle classiche rappresentazioni plastiche dell’attore tragico. E c’è di più. Il sorriso di Chaplin non è un sorriso felice, al contrario, mi spingo a dire, sapendo quel che rischio, che è così inquietante che starebbe bene sulla faccia di un qualsiasi dracula. Se fossi donna, fuggirei di fronte a uomo che mi sorridesse a quel modo. Quegli incisivi, troppo grandi, troppo regolari, troppo bianchi, spaventano. Sono smorfie nel rigido inquadramento delle labbra. So già che pochissimi saranno d’accordo con me. Il fatto è che una volta che si è deciso che Chaplin è un attore comico nessuno gli guarda più il viso. Credetemi. Guardatelo in faccia senza preconcetti, osservate quei particolari uno per uno, dimenticate per un momento la danza dei passettini, e dopo ditemi cosa vedete. Chaplin avrebbe passato tutti i suoi film a piangere se avesse potuto.

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