il Quaderno di Saramago

Santo in patria

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 6 maggio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/05/05/santo-da-casa/

Dice il proverbio che tutti i santi non fanno miracoli, a meno che la chiesa non venga un giorno a dirci il contrario, che sì, li fanno, la difficoltà sta solo nel documentarli, nel riunire abbastanza testimoni e credere nella loro attendibilità. A quanto pare, Nuno Álvares Pereira, fino a poco tempo fa Beato di Santa Maria per la chiesa cattolica, in vita sua fece un miracolo, uno solo, ma più che sufficiente per elevarlo alla suprema dignità degli altari, come ha appena deciso papa Ratzinger, secondo cui, come vetrina, qualsiasi miracolo è utile. A una donna che stava friggendo pesce (era pesce?) gli schizzò una gocciolina di olio bollente in un occhio, causandole una lesione, un’ulcera o qualcosa di questo tipo, con grande sofferenza e rischiando di perdere la vista dell’occhio in questione. La donna invocò l’aiuto del Beato di Santa Maria e la ferita si rimarginò in poco tempo. Questo è quello che si può dedurre dalle informazioni raccolte dalla commissione vaticana incaricata di verificare l’attendibilità delle candidature. Risultato, abbiamo un altro santo portoghese nelle statistiche del cielo.

Nuno Álvares Pereira, il Connestabile, è sempre stato una pietra miliare dell’educazione dei portoghesi, soprattutto alle scuole elementari, in cui si forgiava il senso civico e il sentimento patriottico dei futuri cittadini. Bei tempi quelli. Guerriero invincibile (ricordiamo Atoleiros e Aljubarrota), modello di virtù, esempio sublime di dedizione alla patria e di totale fedeltà al suo re, un Portogallo fatto solo di Nunos Álvares sarebbe la meraviglia dell’universo, non dovremmo aspettare il Quinto Impero annunciato da Padre António Vieira né tanto meno che si compiano le profezie del calzolaio Bandarra. C’è pero nella vita di quest’uomo immacolato una macchia indelebile sulla quale pietosamente di solito non posiamo lo sguardo o semplicemente lo distogliamo. Nuno Álvares Pereira era un uomo ricco, ricchissimo. Grazie alla liberalità e alla gratitudine di D. João I per i servigi prestati, accumulò beni e domini nel corso della vita, al punto di possedere più terre di qualsiasi altro fidalgo di quel tempo, compreso, per quanto straordinario possa apparire, la casa reale stessa. Tutto questo durò fino a quanto un giorno D. João I capì se continuava così sarebbe rimasto senza paese. Se fosse successo ai nostri tempi, avrebbe espropriato, ma non trovò soluzione migliore di comprare quello che aveva dato, da Nuno Álvares Pereira, sì, ma anche da Martim Vasques da Cunha, João Fernandes Pacheco, a suo fratello, Lobo Fernandes, Egas Coelho, João Gomes da Silva e altri. Fu memorabile la contrarietà del Connestabile. Essendo andato a Estremoz mandò a chiamare, come ci racconta Fernão Lopes, “alcune persone, sia quelli che lo servivano in guerra sia altri servi e amici, andarono lì insieme, con loro il Conte parlò, raccontando di come el-Rei come ringraziamento per il suo servizio gli toglieva parte delle terre che gli aveva donato, per questo motivo il suo onore non poteva sopportare di valere le terre che gli fossero rimaste: e che per questo sarebbe andato via dal regno alla ricerca della sua vita, restando sempre al servizio de el-Rei…” L’idea non ebbe seguito, il sangue non arrivò al fiume, Nuno Álvares Pereira non uscì dal Portogallo, ma per la Storia rimase un mistero: a cosa pensava il Connestabile quando disse che, anche nell'”emigrazione” (dove? per cosa? con chi?), sarebbe sempre rimasto al servizio de el-Rei? Fernão Lopes non dice nulla di più e a noi, nonostante tutto, l’idea che Nun’Álvares andasse a presatre i suoi servigi ai castigliani ci ripugna… Anche così però, c’è qualcosa di sospetto nel fatto che il papa, annunciando la canonizzazione, abbia detto Nuno Álvarez…

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