il Quaderno di Saramago

Disincanto

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 29 maggio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/05/29/desencanto/

Ogni giorno scompaiono specie animali e vegetali, lingue, mestieri. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ogni giorno c’è una minoranza che ne sa di più e una minoranza che ne sa di meno. L’ignoranza si diffonde in maniera spaventosa. Abbiamo un problema gravissimo di redistribuzione della ricchezza. La ricerca ha raggiunto limiti diabolici. Le multinazionali dominano il mondo. Non so se sono le ombre o le immagini a nasconderci la realtà. Si può discutere su questo tema infinitamente, certo è che abbiamo perso la capacità critica per analizzare quel che succede nel mondo. Per questo sembra essere chiusi nella caverna di Platone. Abbiamo abbandonato la nostra responsabilità rispetto al pensare, all’agire. Ci siamo convertiti in esseri inerti senza la capacità di indignazione, di anticonformismo e di protesta che per tanti anni ci ha caratterizzati. Stiamo arrivando alla fine di una civilizzazione e non mi piace quella che si intravede. Il neo-liberismo, secondo me, è un nuovo totalitarismo travestito da democrazia, della quale non restano altro che le apparenze. Il centro commerciale è il simbolo di questo nuovo mondo. Ma c’è un altro piccolo mondo che scompare, quello delle piccole fabbriche e dell’artigianato. È ovvio che tutto sia destinato a morire, c’è gente però che, mentre vive, cerca di costruirsi la propria felicità, e loro sono eliminati. Perdono la battaglia per la sopravvivenza, non sopportano il vivere secondo le leggi del sistema. Vanno via come dei vinti, ma con la dignità intatta, semplicemente si ritirano perché non vogliono questo mondo.

Annunci

Commenti disabilitati su Disincanto

Mani pulite?

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 28 maggio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/05/28/maos-limpas/

Baltasar Garzón è una delle persone più influenti prodotte dalla società spagnola nell’ultima metà del XX secolo. Al giudice Garzón dobbiamo alcuni tra i momenti più chiaramente democratici che conosciamo: il processo al generale Pinochet e l’indagine contro i crimini di guerra e del franchismo. In questo secondo caso Garzón riteneva che Franco e altri 44 membri  del suo governo e della Falange avessero commesso “crimini contro Alti Organismi dello Stato” e anche “detenzione illegale e scomparsa di persone nell’ambito di crimini contro l’umanità”. Bene, l’indagine su questi crimini ha esasperato a tal punto i franchisti, perché in Spagna ce ne sono ancora, da denunciare Garzón, a cui contestano l’abuso d’ufficio, perché ha dato il via a processi, dicono, pur sapendo che i responsabili erano morti. Firma la denuncia un tal Bernard, vecchio dirigente di Forza Nuova, gruppo di ultra-destra molto attivo nella repressione degli antifranchisti, e attuale presidente di un’associazione sindacale che cinicamente proclama di “difendere” lo Stato di Diritto e che ha copiato il nome Mani Pulite dalla indimenticata iniziativa italiana.

Che ha fatto Baltasar Garzón? Al di là delle associazioni di giudici, con i loro intrighi e i loro confronti, al di là della furia, non solo politica, che i franchisti sentono contro le iniziative adottate dalla società per ripulirsi dalla dittatura, quello che vediamo è un procedimento che introduce il senso comune nei tribunali. C’è un giudice coraggioso che invece di barcamenarsi tra le leggi per giustificare silenzi e omissioni cerca cavilli che possano permettere alle vittime della guerra e del franchismo di vedersi riconosciuti i diritti e che facciano luce nella loro memoria. Garzón ha capito di aver diritto di riesumare i corpi sepolti in fosse comuni, o di sapere dove sono gli allora bambini separati con violenza dalle loro famiglie,  per questo ha messo in moto un processo che subito poi è continuato con altre istanze, però lui è stato precursore e questo non si perdona. La cosa terribile, incomprensibile, è che gli eredi del franchismo abbiano trovata eco presso il Tribunale Supremo di Spagna davanti a cui Garzón dovrà testimoniare come imputato contro il franchismo. Dice la Corte che “senza avvalorare né pre-giudicare l’accaduto, ritiene che non ci siano le condizioni per respingere il procedimento richiesto in questa denuncia”, che l’ipotesi di abuso d’ufficio non è né assurda né irrazionale. Questo è quello che dicono cinque magistrati, cinque, della Corte Suprema. Vedremo adesso cosa dirà la società spagnola, sempre così appassionata quando si tratta di difendere cause giuste. Lascerà, senza far sentire la sua voce, che Forza Nuova, scusate, Mani Pulite, usi e abusi del Diritto? Permetterà, senza protestare, che concetti come Stato di Diritto, per i quali hanno tanto lottato gli antifranchisti, siano utilizzati contro le vittime affinché ancora una volta cada tutto nell’oblio? Non stiamo più parlando di Garzón, della cui amicizia sono onorato, ma del fatto che almeno non si divertano alle nostre spalle. Abusare non significa agire per estendere il Diritto, abusare significa non aver agito prima. E ridicolizzare la giustizia è accettare come normale che i franchisti ci vengano a dare lezioni di scrupolo democratico.

Commenti disabilitati su Mani pulite?

Musica

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 27 maggio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/05/27/musica/

Ieri erano armi, oggi sono note musicali. Stiamo facendo progressi, quindi. L’idea, se ho capito bene, è stata della Fondazione Calouste Gulbenkian a cui si sono aggiunti poi il Comune di Amadore e il Conservatorio Nazionale. Si tratta di riunire bambini residenti in quartieri degradati per insegnar loro la musica e a suonare uno strumento. Il proposito non è originale, basta ricordare la recente rivelazione rappresentata dall’orchestra giovanile del Venezuela, ora conosciuta in tutto il mondo, ma sarebbe stato un errore se si fosse seguita una cattiva idea, nociva, in qualche modo pregiudiziale, invece questa varrebbe il suo peso in oro se un’idea così ricca di contenuto potesse essere pesata. Ho appena visto un video in cui ci sono alcuni bambini, la maggior parte di colore, circondati da strumenti su cui neanche in sogno avevano messo mano, maneggiando archi e pistoni con una facilità impressionante, è stato quindi inevitabile ricordare il tempo, non molto, in cui frequentai l’Accademia degli Amanti della Musica, dove non sono andato oltre il balbuziare dei vaghi solfeggi e inciampare con le dita sulla tastiera di un piano. (Il mio futuro non era quello.) E anche se il futuro di tutti quei bambini non sarà la musica, sono certo che non dimenticheranno mai le ore passate in sala prove e ancor meno, credo, le passeggiate per arrivarci, portando loro stessi le casse degli strumenti, piccole se si trattava di un flauto, maneggevoli per un violino, meno comode se capitava un violoncello. La gravità di quei visi, anche quando la bocca si è schiusa per un sorriso, la luce di quegl’occhi, la ponderazione con cui rispondevano alle domande, davano conferma a una mia vecchia idea, quella secondo cui la felicità è una cosa molto seria. Concentrati, attentissimi, si esercitavano su alcuni andamenti della Nona di Beethoven. Credo che quelli che leggono queste pagine saranno d’accordo con me se io dicessi che è un buon principio di vita.

Commenti disabilitati su Musica

Armi

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 26 maggio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/05/26/armas/

Il mercato delle armi, soggetto alla legalità più o meno flessibile di ogni paese o al semplice e sfacciato contrabbando, non è in crisi. Mi spiego, la tanto sofferta e chiacchierata crisi che sta rovinando fisicamente e moralmente la popolazione mondiale non tocca tutti. Ovunque, in ogni dove, i disoccupati si contano a milioni, ogni giorno migliaia di aziende dichiarano il fallimento e chiudono i battenti, ma non c’è notizia di un unico operaio di una fabbrica di armi che sia stato licenziato. Lavorare in una fabbrica di armi è un’assicurazione sulla vita. Sappiamo già che gli eserciti hanno bisogno di armarsi, sostituire con armi nuove e più mortali (si tratta di questo) gli antichi arsenali che hanno fatto il loro tempo e che non soddisfano più le necessità della vita moderna. Risulta quindi evidente che i governi dei paesi esportatori dovrebbero controllare con severità la produzione e la commercializzazione delle armi che fabbricano. Semplicemente, alcuni non lo fanno e altri guardano dall’altra parte. Parlo dei governi perché è difficile credere che esistano al mondo fabbriche clandestine di armi, per esempio le installazione industriali più o meno occulte che riforniscono i narcotrafficanti. Quindi, non esiste pistola che non sia, per così dire, tacitamente certificata dal rispettivo, anche se invisibile, timbro ufficiale. Quando in un continente come quello sudamericano, per esempio, si calcolano esserci più di 80 milioni di armi, è impossibile non pensare alla complicità mascherata male dei governi, sia degli esportatori che importatori. Si dice che la colpa, almeno in parte, sia del contrabbando in larga scala, dimenticando che per creare contrabbando di qualcosa la condizione sine qua non è che questo qualcosa esista. Il niente non è contrabbandabile.

Per tutta la vita ho aspettato di vedere uno sciopero generale in una fabbrica di armi, ho aspettato inutilmente, perchè un tale prodigio non è accaduto né mai accadrà. E questa era la mia povera e unica speranza sulla possibilità che l’umanità fosse ancora capace di cambiare strada, direzione, destino.

Commenti disabilitati su Armi

Storia di un fiore

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 25 maggio 2009

di José Saramago
http://caderno.josesaramago.org/2009/05/25/historia-de-uma-flor/

Intorno agli inizi degli anni ’70, quando ancora non ero altro che uno scrittore principiante, un editore di Lisbona ebbe l’insolita idea di chiedermi di scrivere un racconto per bambini. Non ero per niente sicuro di poter adempiere degnamente alla richiesta, per questo, oltre alla storia di un fiore che stava morendo per mancanza di una goccia d’acqua, mi tutelai inserendo un narratore che si scusava di non saper scrivere storie per bambini, a cui, dall’altra parte, diplomaticamente, chiedeva di riscrivere con parole proprie la storia che gli raccontava. Il piccolo figlio di una mia amica, a cui ebbi l’audacia di regalare il libricino, confermò senza pietà il mio sospetto: “Veramente”, disse alla madre, “lui non sa scrivere storie per bambini”. Accusai il colpo e tentai di non pensare più a quel tentativo frustrato di congiungimento con i fratelli Grimm nel paradiso dei racconti infantili. Di tempo ne è passato, ho scritto altri libri che hanno avuto una maggiore fortuna, e un giorno ricevo una telefonata dal mio editore Zeferino Coelho che mi comunica di stare pensando di ristampare il mio racconto per bambini. Gli dico che si tratta di un errore, perché io non ho mai scritto niente per i bambini. Voglio dire, avevo totalmente rimosso l’infausto episodio. Ma, bisogna ammetterlo, è così che è cominciata la seconda vita de “Il più grande fiore del mondo”, adesso con la benedizione di straordinari collage fatti da João Caetano per la nuova edizione che hanno contribuito in maniera definitiva al suo successo. Migliaia di nuove storie (migliaia, sì, non esagero) sono state scritte nelle scuole elementari portoghesi, spagnole e di mezzo mondo, migliaia di versioni in cui migliaia di bambini hanno dimostrato la loro capacità creativa, non solo come piccoli narratori, ma anche come illustratori in erba. Alla fine, il figlio della mia amica non aveva ragione, il racconto, fatto di trasparente semplicità, aveva trovato i suoi lettori. Ma le cose non finiscono qui. Alcuni anni fa, Juan Pablo Etcheverry e Chelo Loureiro, che vivono in Galizia e lavorano nel cinema mi contattarono con l’obiettivo di fare del “Fiore” un’animazione in plastilina, per la quale Emilio Aragón aveva già composto una bella musica. L’idea mi sembrò interessante, gli diedi l’autorizzazione che mi chiedevano e, passato il tempo necessario, inutile specificare tra mille sacrifici e difficoltà, il film è stato lanciato. Nel film ci sono anch’io, con il cappello e abbastanza ringiovanito nell’età. Sono quindici minuti della migliore animazione, che il pubblico ha applaudito nelle sale e nei festival di cinema, come è successo, nel passato recente, in Giappone e Alaska. Come è stato per il premio che gli è appena stato attribuito al Festival del Cinema Ecologico di Tenerife, felicemente risorto dopo alcuni anni di pausa forzata. Chelo è venuto a casa nostra, ci ha portato il premio, una scultura che rappresenta una pianta che sembra voglia salire fino al sole e che, molto probabilmente, continuerà la sua vita nella Casa dos Bicos, a Lisbona, per dimostrare come in questo mondo tutto è legato a tutto, sogno, creazione, opera. É ciò che ci rende degni, il lavoro.

Link per vedere il film:

http://flocos.tv/curta/a-flor-mais-grande-do-mundo/

Commenti disabilitati su Storia di un fiore