il Quaderno di Saramago

Baciare i nomi

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 12 marzo 2009

di José Saramago

Quando in Argentina fu inaugurato il memoriale alle vittime della dittatura, le madri, che erano le nostre guide, ci mostravano,  si potrebbe dire con l’orgoglio con cui le mamme sono solite parlare dei figli: “Guarda, questo è mio figlio, lì c’è Juan Gelman, lui è un nipote…” Erano semplicemente nomi incisi nella pietra, nomi baciati mille volte, io stesso li ho baciati, come a Madrid si baciavano i nomi delle vittime del peggiore attentato capitato in Europa, oggi 11 Marzo, cinque anni dopo quel giorno che difficilmente riusciremo a dimenticare perché il terrore ha scavato a fondo, fino al cuore della società spagnola. Per ottenere, sicuramente, che disprezzassimo ancora di più le sue cause e, una volta per sempre, il metodo che utilizzano, il terrore come unica argomentazione, che siano maledetti.

Oggi ho visto le madri abbracciate, le vittime osservarsi, cercando, forse, di vedere nello sguardo degli altri lo sguardo dei loro cari scomparsi. Ricordo che qualche tempo fa avevo detto che questa immagine era straziantemente bella. Pilar mi chiede di recuperarla. Insieme al mio abbraccio per le vittime e al mio bacio ai nomi scritti nella nostra memoria.

In Spagna, solidarizzare è un verbo che ogni giorno viene coniugato nei suoi tre tempi: presente, passato e futuro. Il ricordo della solidarietà passata rinforza la solidarietà di cui il presente ha bisogno, e le due, insieme, preparano il cammino affinché la solidarietà, in futuro, torni a manifestarsi con tutta la sua grandezza. L’11 Marzo non è stato solo un giorno di dolore e di lacrime, è stato anche il giorno in cui lo spirito di solidarietà del popolo spagnolo è asceso verso il sublime con una dignità che mi ha profondamente toccato e che ancora oggi al solo ricordo mi emoziona. Il bello non è soltanto una categoria dell’estetico, lo si può trovare anche nell’agire morale. Per questo dirò che poche volte, in qualsiasi parte del mondo, il viso di un popolo ferito dalla tragedia ha mai posseduto tanta bellezza.

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