il Quaderno di Saramago

Osservare di nuovo

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 6 marzo 2009

di José Saramago

Durante una conversazione, ieri, con Luis Vázquez, amico tra i più stretti e guaritore dei miei acciacchi, parlavamo del film di Fernando Meirelles, appena uscito a Madrid, alla cui prima però non siamo potuti andare, Pilar e io, come avevamo intenzione di fare, perchè un improvviso raffreddore mi ha costretto a letto, o allettato, come si diceva elegantemente in tempi non troppo lontani. La conversazione girava attorno alle reazioni del pubblico durante e dopo la proiezione, altamente positive secondo Luis e altri testimoni degni di fede e di tutto il credito, che ci hanno comunicato le loro impressioni. Siamo passati poi, ovviamente, a parlare del libro e Luis mi ha chiesto di analizzare l’epigrafe che lo apre (“Se puoi vedere, guarda, se puoi guardare, osserva”) perchè, secondo lui, l’azione di guardare è prevalente rispetto all’azione di vedere e, quindi, il riferimento a questa poteva essere omesso senza pregiudicare il significato della frase. Non ho potuto evitare di dargli ragione, ma mi sono reso conto che c’erano altre ragioni da considerare, per esempio il fatto che il processo della visione è composto da tre tempi, conseguenti ma in qualche modo autonomi, che si possono tradurre così: si può vedere e non guardare, si può guardare e non osservare, a seconda del grado d’attenzione che mettiamo in ognuna di queste azioni. É nota la reazione delle persone che, avendo appena consultato l’orologio da polso, torna a farlo immediatamente se qualcuno gli chiede l’orario. É stato in quel momento che si è fatta luce nella mia testa l’origine della famosa epigrafe. Quando ero piccolo, la parola osservare, ammesso che già la conoscessi, non era per me oggetto d’uso di prima necessità fino a quando un mio zio (credo sia stato quel Francisco Dinis chi cui ho parlato in Le piccole memorie) mi fece notare un certa maniera di vedere dei tori che quasi sempre, l’ho verificato in seguito, è accompagnata da una certa maniera di alzare la testa. Mio zio diceva: “lui ti ha visto, dopo averti visto, ti ha guardato, e adesso è diverso, è un’altra cosa, ti sta osservando”. É stato questo che ho raccontato a Luis, che mi ha dato subito ragione, non tanto, suppongo, perchè io l’avessi convinto, ma perchè gli era tornata alla memoria una situazione simile. Forse anche un toro che lo fissava, o quel movimento della testa, o quel vedere che non era semplicemente guardare, ma osservare. Eravamo, alla fine, d’accordo.

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