il Quaderno di Saramago

Lettera ad António Machado

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 23 febbraio 2009

di José Saramago

Oggi sono settant’anni che António Machado è morto. Al cimitero di Collioure, dove riposano i suoi resti, tutti i giorni una cassetta postale ospita lettere scrittegli da persone dotate di un instancabile amore che non permette loro di accettare che il poeta di “Campi di Castiglia” sia morto. Hanno ragione, pochi sono così vivi. Con il testo che segue, scritto in occasione del 50° anniversario della morte di Machado, e del Congresso Internazionale che ebbe luogo a Torino, organizzato da Pablo Luis Ávila e Giancarlo Depretis, occupo il mio modesto posto nella fila. Ancora una lettera ad António Machado.

Ricordo, tanto chiaramente come se fosse oggi, di un uomo che si è chiamato António Machado. All’epoca avevo quattordici anni e andavo a scuola per imparare un mestiere che mi sarebbe servito ben poco. C’era la guerra in Spagna. Ai combattenti di una fazione diedero il nome di rossi, mentre quelli dall’altra parte, a giudicare dalle cose buone che su di loro sentivo raccontare, dovevano avere un colore come quello del cielo quando c’è bel tempo. Al dittatore del mio paese piaceva così tanto questo esercito azzurro che diede ordine ai giornali di pubblicare le notizie in modo da far credere agli ingenui che i combattimenti terminavano sempre con la vittoria dei suoi amici. Io avevo una mappa su cui conficcavo delle bandierine fatte con spilli e carta di seta. Era la linea del fronte. Questo prova che io conoscevo António Machado, nonostante non l’avessi letto, il ché è giustificabile se tieniamo in considerazione la mia giovane età. Un giorno, rendendomi conto che ero stato gabbato dagli ufficiali dell’esercito portoghese addetti alla censura dei giornali, buttai via la mappa e le bandiere. Mi lasciai trasportare da un irresponsabile istinto, di impazienza giovanile, che António Machado non meritava e di cui oggi mi pento. Gli anni passarono. A un certo punto, non ricordo né come né quando, scoprì che il tal uomo era poeta, e mi sentì tanto felice che, senza nessun proposito di  futura vanagloria, mi misi a leggere tutto quello che aveva scritto. Nella stessa occasione, seppi che era già morto, e, ovviamente, collocai una bandiera su Collioure. É ora, se non mi sbaglio, di appuntare questa bandiera nel cuore della Spagna. Le ossa possono rimanere dove sono.

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