il Quaderno di Saramago

Cane d’acqua

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 27 febbraio 2009

di José Saramago

Quando Camões arrivò qui, ora ha quasi quattordici anni, con il suo pelo scuro e l’esclusiva cravatta bianca che l’ha distinto da qualsiasi altro esemplare della specie canina, tutti gli umani della casa si pronunciarono sulla possibile razza del nuovo arrivato: un barboncino. Fui l’unico a dire che non si trattava di un barboncino, ma di un cane d’acqua portoghese. Non essendo io un grande intenditore di cani, non sarebbe stato per niente soprendente che io mi stessi sbagliando, ma mentre la maggior parte insisteva nel definirlo barboncino, io restavo fermo nella mia convinzione. Col passare del tempo, la questione perse interesse: barboncino o cane d’acqua, il compagno di Pepe e Greta (già nel paradiso dei cani) era semplicemente Camões. I cani vivono troppo poco rispetto all’amore con cui li ripaghiamo e Camões, ultimo depositario dell’amore che dedicavamo ai tre, porta su di se già quattordici anni, come detto sopra, e gli acciacchi dell’età cominciano a minacciarlo. Niente di grave per il momento, ma ieri ci siamo spaventati: Camões aveva la febbre, era abbattuto, si metteva negli angoli, ogni tanto emetteva un guaito acuto e, cosa strana, lui, che sembrava così debole, è sceso in giardino e ha cominciato a scavare la terra, creando una buca che l’immaginazione di Pilar ha subito percepito come la più funesta delle previsioni. Felicemente, il cattivo tempo è passato, almeno per il momento. La veterinaria non ha trovato nulla di serio, e Camões, quasi come per tranquillizzarci, ha racuperato l’agilità, l’appetito e l’umore tranquillo che lo caratterizza, e gironzola fresco come un fiore con la sua amica Boli, che passa un po’ di tempo a casa.

Per puro caso, è di oggi la notizia che il cane promesso da Obama alle figlie sarà precisamente un cane d’acqua portoghese. Si tratta, senza dubbio, di una importante carta diplomatica da cui il Portogallo dovrà trarre il massimo beneficio nelle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, immediatamente facilitate grazie alla presenza di un nostro diretto rappresentante, direi proprio un ambasciatore, nella Casa Bianca. Si avvicinano tempi nuovi. Ho la certezza che se Pilar e io dovessimo andare negli Stati Uniti, la polizia di frontiera non sequestrerà più i nostri computer per copiarne i dischi rigidi.

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Camões e Pepe si guardano

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Giustizie

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 26 febbraio 2009

di José Saramago

Il giorno 22 di Luglio del 2005, un cittadino brasiliano, Jean Charles de Menezes, professione elettricista, fu assassinato a Londra, in una stazione della metro, da agenti della polizia metropolitana che, si dice, lo confusero con un terrorista. Entrò in un vagone, si sedette tranquillamente, sembra che arrivò anche ad aprire il giornale gratuito che aveva preso in stazione, quando i poliziotti irruppero e lo trascinarono sulla banchina. Non lo incarcerarono, non lo arrestarono, lo atterrarono con violenza e gli spararono dieci proiettili, sette dei quali nella testa. Dal primo giorno, Scotland Yard non fece altro che creare ostacoli alle indagini. Non ci fu giudizio. La procura impedì che i poliziotti fossero incriminati e il giudice proibì al giurato di pronunciare una sentenza di condanna. Ora sapete, se un giorno vi doveste imbattere in una parrucca bianca, di quelle che si vedono nei film,  dite a chi la porta quello che le persone oneste pensano di queste giustizie.

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Sinistra

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 25 febbraio 2009

di José Saramago

Abbiamo ragione, la ragione che assiste chi propone che si costruisca un mondo migliore prima che sia troppo tardi, tuttavia, o non riusciamo a trasmettere alle persone ciò che di sostanziale c’è nelle nostre idee, o ci scontriamo contro un muro di  diffidenza, preconcetti ideologici o di classe che, se non riescono a paralizzarci completamente, finiscono, nel peggiore dei casi, col suscitare in molti di noi dubbi, perplessità, queste, sì, paralizzanti. Se il mondo, un giorno, riuscirà a essere migliore, lo sarà solo grazie a noi e con noi. Che si sia più coscienti e orgogliosi del nostro ruolo nella Storia. Ci sono casi in cui l’umiltà non è buona consigliera. Che si pronunci a voce alta la parola Sinistra. Affinché si senta e si sappia.

Ho scritto queste riflessioni per un volantino elettorale della Sinistra Unita di Euzkadi, ma le ho scritte anche pensando alla sinistra del mio paese, alla sinistra in generale. Che, nonostante quello che sta succedendo nel mondo, continua a non alzare la testa. Come se non avesse ragione.

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Lettera ad António Machado

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 23 febbraio 2009

di José Saramago

Oggi sono settant’anni che António Machado è morto. Al cimitero di Collioure, dove riposano i suoi resti, tutti i giorni una cassetta postale ospita lettere scrittegli da persone dotate di un instancabile amore che non permette loro di accettare che il poeta di “Campi di Castiglia” sia morto. Hanno ragione, pochi sono così vivi. Con il testo che segue, scritto in occasione del 50° anniversario della morte di Machado, e del Congresso Internazionale che ebbe luogo a Torino, organizzato da Pablo Luis Ávila e Giancarlo Depretis, occupo il mio modesto posto nella fila. Ancora una lettera ad António Machado.

Ricordo, tanto chiaramente come se fosse oggi, di un uomo che si è chiamato António Machado. All’epoca avevo quattordici anni e andavo a scuola per imparare un mestiere che mi sarebbe servito ben poco. C’era la guerra in Spagna. Ai combattenti di una fazione diedero il nome di rossi, mentre quelli dall’altra parte, a giudicare dalle cose buone che su di loro sentivo raccontare, dovevano avere un colore come quello del cielo quando c’è bel tempo. Al dittatore del mio paese piaceva così tanto questo esercito azzurro che diede ordine ai giornali di pubblicare le notizie in modo da far credere agli ingenui che i combattimenti terminavano sempre con la vittoria dei suoi amici. Io avevo una mappa su cui conficcavo delle bandierine fatte con spilli e carta di seta. Era la linea del fronte. Questo prova che io conoscevo António Machado, nonostante non l’avessi letto, il ché è giustificabile se tieniamo in considerazione la mia giovane età. Un giorno, rendendomi conto che ero stato gabbato dagli ufficiali dell’esercito portoghese addetti alla censura dei giornali, buttai via la mappa e le bandiere. Mi lasciai trasportare da un irresponsabile istinto, di impazienza giovanile, che António Machado non meritava e di cui oggi mi pento. Gli anni passarono. A un certo punto, non ricordo né come né quando, scoprì che il tal uomo era poeta, e mi sentì tanto felice che, senza nessun proposito di  futura vanagloria, mi misi a leggere tutto quello che aveva scritto. Nella stessa occasione, seppi che era già morto, e, ovviamente, collocai una bandiera su Collioure. É ora, se non mi sbaglio, di appuntare questa bandiera nel cuore della Spagna. Le ossa possono rimanere dove sono.

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Paco

Posted in quaderno di Saramago by massimolafronza on 20 febbraio 2009

di Josè Saramgo

Ibañez, chiaro. Questa voce la riconoscerei in qualsiasi circostanza e in qualsiasi luogo in cui mi accarezzasse l’udito. Questa voce la conosco da quando, all’inizio degli anni ’70, un amico mi inviò da Parigi un suo disco, un vinile che il tempo e il progresso tecnologico hanno collocato materialmente fuori moda, ma che conservo come un tesoro senza prezzo. Non esagero, a me, in quegli anni ancora di oppressione in Portogallo, questo disco che mi sembrò magico, quasi trascendente, portò lo sfavillio sonoro della migliore poesia spagnola e la voce (l’inconfondiblie voce di Paco) il veicolo perfetto, il veicolo per eccellenza della più profonda fratellanza. Oggi, mentre lavorava in biblioteca, Pilar ci ha fatto ascoltare l’ultima registrazione dei poeti andalusi. Ho interrotto quello che stavo scrivendo e mi sono abbandonato al piacere del momento e al ricordo di quell’indimenticabile scoperta. Con l’età (che dovrà pure avere, e ha, qualcosa di buono) la voce di Paco ha progressivamente guadagnato una particolore vellutata morbidezza, nuove capacità espressive e un calore che arriva al cuore. Domani, sabato, Paco Ibañez canterà a Argelès-sur-mer, sulla costa della Provenza, rendendo omaggio alla memoria dei repubblicani spagnoli, tra cui suo padre, che lì hanno sofferto patimenti, umiliazioni, maltrattamenti di tutti i tipi, nel campo di concentramento istallato dalle autorità francesi. La douce France per loro così amara quanto lo potrebbere essere il peggiore dei nemici. Che la voce di Paco possa pacificare l’eco di quelle sofferenze, che sia capace di aprire percorsi di fratellanza autentica nello spirito di coloro che lo ascoltano. Ne abbiamo molto bisogno tutti.

http://www.aflordetiempo.com/argeles.htm

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