il Quaderno di Saramago

Barack Obama

Pubblicato in quaderno di Saramago da massimolafronza il 9 Ottobre 2009

di Josè Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/10/09/barack-obama/

In questo blog si è parlato molto di Barack Obama, troppo dirà qualcuno. Quando nasce una speranza bisogna rendergli omaggio per quello che merita, e questa sembrava non avere limiti.
É possibile che si cominci a dire che il Premio Nobel sia stato prematuro, ma non lo è se lo si prende come un investimento…
Forse anche grazie a questo Obama avrà ancora più coscienza di quanto avevamo bisogno di lui.

Donde?, testo pubblicato ne O Caderno del 20 Gennaio del 2009

Barack Obama, Premio Nobel per la Paz 2009

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Giorni felici

Pubblicato in quaderno di Saramago da massimolafronza il 7 Ottobre 2009

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/10/07/dias-felizes/

L’eccellente articolo di Umberto Eco intitolato “Un blogger chiamato Saramago” pubblicato alcuni giorni fa su “La Repubblica”, è apparso oggi su “El País” e domani sarà sulle pagine del “Diário de Notícias”. Questa raccolta di brevi testi, batezzati da me per l’edizione cartacea con il discreto nome de “Il Quaderno”, è nata sotto una buona stella. Tradotto già in castigliano, catalano e italiano, ha trovato adesso il migliore tra i garanti possibili nella persona di Umberto Eco, la cui perspicace analisi è saggiamente mitigata dalla grazia della scrittura e dal sottile humor. Non ho diritto di dilungarmi, ancor meno di commentare quello che ha scritto Eco. Mi basta la felicità che sento. In tutti questi anni, altri miei libri sono stati accolti con generosità e simpatia, ma nessuno come questo. Sono, in questo momento, il più grato tra gli scrittori.

6 ottobre 2009

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Formentor

Pubblicato in quaderno di Saramago da massimolafronza il 30 Settembre 2009

post del 28 settembre

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/09/28/uma-saudacao-para-formentor/

L’uomo pone, però sono le circostanze a disporre.  Dopo tanti mesi  passati ad assaporare il viaggio progettatato a Mallorca, l’incontro con gli amici, il dibattito annunciato, ecco che le ragioni di una salute che neccessita d’essere vigilata sono venute a sconsigliarmi l’impresa: le già citate circonstanze e le casualità hanno fatto sì che alcuni esami che dovevo fare coincidessero con le date dell’incontro. Pazienza. Ci saranno altre Formentor e in una di quelle ci sarò. Queste parole sono dirette a tutti i partecipanti all’incontro, conferenzieri e pubblico. Esprimono il mio dispiacere per l’assenza forzata, ma, allo stesso tempo, vogliono dare testimonianza dell’importanza della continuità di Formantor, tanto per gl’obblighi contratti in passato quanto per le speranze che il suo ritorno possa portare alla definizione di nuove strategie sul piano dell’azione culturale. Lo spirito libero di Formantor degli anni 60 deve essere resuscitato, e questo è il momento giusto per farlo. Tutti abbiamo sentito che è suonata l’ora per alzare ancora una volta la parola per promuovere riflessioni libere e, non si scandalizzino i casti uditi, la giusta dissidenza. Si tratta di questo: dissentire è uno dei diritti che mancano nella Dichiarazione dei Diritti Umani. L’altro è il diritto all’eresia. I partecipanti del “vecchio” Formentor, tra i quali, oltre Carlos Barral, mi fa piacere ricordare il mio collega José Cardoso Pires, lo sapevano, tutto il loro impegno si è orientato verso una necessaria demistificazione di concetti e nella chiarificazione della funzione sociale dello scrittore, indipendente da strette ideologiche o partitarie. Parliamoci chiaro e ci capiremo l’un l’altro.
Saluto tutti, amici e sconosciuti, Perfecto Cuadrado, e anche Jan Goytisolo a cui voglio esprimere in questa breve dichiarazione tutto il mio rispetto e tutta la mia ammirazione.

Il ritorno

Pubblicato in quaderno di Saramago da massimolafronza il 29 Settembre 2009

post dell’11 settembre

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/09/11/o-regresso/

La sessione in ricordo dell’opera e della figura di Jorge de Sena, realizzata al Teatro S.Carlos il 10 luglio del 2008, aveva un titolo che a questa distanza apparirà premonitore: Jorge de Sena – Un ritorno. Per parlare dell’autore di “Segnali di Fuoco” si sono riunite li, oltre a un rappresentante della Fondazione, guarda caso il suo patron, alcune delle persone più qualificate nell’ambito del pensiero letterario e critico portoghese: Eduardo Lourenço, Vítor Aguiar e Silva, Jorge Fazenda Lourenço e António Mega Ferreira, partecipazioni che hanno potuto contare con l’intelligente moderazione del ministro della Cultura, José António Pinto Ribeiro. La sala del S.Carlos era piena fino ai loggioni, il che dimostra che la premonizione, se lo era, l’avevano condivisa anche qualche centinaia di persone. C’è stata una lettura di poesie da parte di Jorge Vaz de Carvalho e il pianista António Rosado ha interpretato composizioni sulle quali Sena aveva scritto. Chi c’era non lo dimenticherà mai. Alla fine la Fondazione ha offerto a ogni partecipante un astuccio di chiavi: quelle che avrebbero dovuto apreire le porte necessarie affinché Jorge de Sena tornasse definitavamente al suo paese. No, non è stata premonizione. Semplicemente, quello che deve essere, deve essere e ha molta forza. La forza di tutte quelle persone, quasi un migliaio, unite nello stesso pensiero: che torni Jorge de Sena, che torni subito. Alla fine è tornato. Non so se siamo rimasti arricchiti. Più coscienti delle nostre responsabilità sì. Poche cose avrebbero fatto così tanto piacere a Jorge de Sena.

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Commiato

Pubblicato in quaderno di Saramago da massimolafronza il 28 Settembre 2009

post del 31 agosto

di José Saramago

http://caderno.josesaramago.org/2009/08/31/despedida/

Dice il ritornello che non c’è bene che duri per sempre né male che perseveri, e questo calza a pennello con il lavoro di scrittura che finisce qui e in chi lo ha prodotto. Qualcosa di buono si troverà in questi testi, e a loro, senza vanità, rendo omaggio, qualcosa di male avrò fatto in altri e per questo difetto chiedo scusa, ma solo per non avrelo fatto meglio, perchè diversi, mi si perdoni, non potevano essere. Il commiato è sempre stato meglio che fosse breve. Questa non è un’aria d’opera in cui inserire adesso un inderminabile adio, adio. Addio, quindi. A presto? Sinceramente non credo. Ho cominciao un altro libro e voglio dedicargli tutto il mio tempo. Nel frattempo avrete lì “Caino”.

P.S: – Pensandoci meglio, non è necessario essere così radicali. Se qualche volta dovessi sentrie la necessità dì commentare o esprimere la mia opinione su qualcosa, verrò a bussare alla porta del Quaderno, che è il luogo in cui più liberamente mi potrò esprimere.

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